Scandalo auto ibride plug-in: consumi gonfiati, l’Europa condanna le case automobilistiche

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La Commissione Europea ha condotto uno studio durato tre anni sulle emissioni di CO2 delle auto ibride plug-in. I risultati mostrano che i valori di gas serra emessi da queste auto sono tre volte e mezza superiori a quanto dichiarato dalle Case automobilistiche. Questo significa che le auto ibride plug-in emettono in realtà da 120 a 160 grammi di CO2 per chilometro, anziché i 21-60 g/km dichiarati. Questa discrepanza è stata definita come “hybridgate” ed era già stata preannunciata nel 2021.

Le auto ibride plug-in hanno una batteria di dimensioni limitate che consente di percorrere massimo 50-100 km in modalità elettrica. Una volta esaurita la carica della batteria, il motore termico viene utilizzato, aumentando il consumo effettivo di carburante. La legge attuale consente alle Case automobilistiche di dichiarare consumi inferiori, considerando solo la parte del percorso svolto in modalità elettrica.

Un’altra causa del consumo effettivo elevato rispetto a quello dichiarato è l’uso limitato della ricarica da parte dei proprietari di auto ibride plug-in, a causa della scarsa disponibilità di punti di ricarica e del tempo necessario per la ricarica stessa. Inoltre, molte di queste auto sono utilizzate in flotte aziendali, dove il costo del carburante è sostenuto dall’azienda, incentivando un uso inefficiente del veicolo.

La Commissione Europea ha annunciato che a partire dal 2025 la quota del consumo elettrico calcolato nei cicli di prova sarà ridotta, al fine di garantire una valutazione più accurata delle emissioni effettive delle auto ibride plug-in.