Giù controvalore scambi: svelato il motivo dell’assenza sempre maggiore degli istituzionali!

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Negli ultimi 15 anni, le strategie di investimento dei fondi sul mercato italiano si sono dimostrate molto diverse. Per quanto riguarda le blue chip, gli investimenti totali sono aumentati fino al 2018, ma hanno iniziato a diminuire successivamente. Negli altri due indici, la presenza è stata abbastanza stabile. Tuttavia, negli ultimi due anni (2022 e 2023), c’è stata una certa debolezza nella capacità del mercato azionario italiano di attrarre investitori, ad eccezione delle Mid Cap. Questi dati emergono dalla settima edizione dei “Quaderni di ricerca”, uno studio sul mercato azionario pubblicato da Intermonte, un’importante banca d’investimento italiana, in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano.

La debolezza del mercato azionario italiano è evidente nonostante l’aumento complessivo del numero di società quotate, grazie principalmente al contributo di Euronext Growth Milan. Il rapporto tra capitalizzazione e PIL è inferiore rispetto a quello precedente la crisi finanziaria del 2008-2009. Inoltre, il numero di società quotate sul listino principale continua a diminuire e, negli ultimi 15 anni, si sono persi diversi miliardi di euro a causa dei frequenti delisting, incluso un calo di 2,8 miliardi di euro nel 2023.

Anche il controvalore degli scambi ha subito una diminuzione significativa, passando da una media di 6,2 miliardi di euro al giorno nel 2007 a 2,21 miliardi nel 2022 e 2,27 miliardi nel 2023, con la maggior parte degli scambi concentrati sulle blue chip. I fondi nordamericani svolgono un ruolo importante e paragonabile a quello dei fondi europei sul FTSE MIB, anche se negli ultimi tempi i fondi passivi statunitensi hanno parzialmente sostituito quelli attivi. La loro presenza è più rilevante sulle Small Cap rispetto alle Mid Cap, dove prevalgono gli investitori europei.

I fondi italiani mostrano una presenza sostanzialmente stabile nelle blue chip, ma sono più attivi nei segmenti a minore capitalizzazione. Sulle Mid Cap, la loro quota è rimasta intorno al 10% negli ultimi anni (8% nel 2023) del totale degli investimenti degli istituzionali. Su FTSE Italia Small Cap, i fondi italiani hanno mostrato un impulso significativo nei primi anni di introduzione dei PIR, ma si sono stabilizzati intorno al 30% del totale. Inoltre, è interessante notare il positivo rendimento realizzato dal mercato italiano negli ultimi anni, con un aumento significativo degli indici FTSE Italia Mid Cap e FTSE Italia Small Cap.