Attenzione a sushi e sashimi: potrebbero contenere parassiti

Le larve dell'Anisakis presenti nei pesi crudi o poco cotti possono causare intossicazioni.

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Una barca di sushi

Gli amanti del sushi e della cucina orientale sono costantemente in aumento in Italia. Queste prelibatezze, però, comportano spesso dei metodi di preparazione più rischiosi rispetto ai nostri. Un’indagine nella provincia di Palermo, infatti, ha rivelato che le larve dell’Anisakis contenuti nei pesci poco cotti possono essere dannose per la salute.

Il sushi e il sashimi, così come anche i carpacci, le alici marinate o il salmone affumicato, possono causare intossicazioni alimentari. Nausea, vomito, febbre, disturbi addominali e intestinali sono tutti sintomi di un problema che trova la sua origine nell’alimentazione. In realtà, però, il modo per evitare questi disturbi è piuttosto semplice. Come afferma il direttore sanitario dell’Istituto Zooprofilattico Santo Caracappa, “il metodo più efficace è la cottura superiore ai 60 gradi centigradi per almeno un minuto fino al cuore del prodotto. Nel caso di pesce destinato a essere consumato crudo, i ristoranti, i sushi-bar devono avere l’abbattitore termico, utile per portare il pesce a -20 gradi per almeno 24 ore. Nel caso, invece, di consumo domestico, per evitare l’Anisakiasi si deve congelare il pesce in un freezer a temperature ancora più basse per almeno 96 ore.”
Proprio per questo motivo non bisogna fare allarmismi. La presenza di queste larve nei pesci nostrani è assolutamente normale e fa parte dei processi naturali degli ecosistemi marini. Se non si vuole correre nessun rischio, però, basta sapere che spatola, suro, sgombro, merluzzo, scorfano e alici sono gli esemplari più colpiti