Bruxelles: al vaglio una legge che vieta i social network agli under 16

A Bruxelles è stato presentato un emendamento che prevede l'innalzamento del limite di età per poter utilizzare i social network. Il testo sarà votato giovedì.

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Bruxelles: al vaglio una legge che vieta i social network agli under 16

Il Parlamento Europeo sarà presto chiamato a votare su una proposta di emendamento riguardante la protezione dei dati personali, che potrebbe vietare l’utilizzo di social media come Facebook e Twitter ai minori di sedici anni.

Sull’emendamento è riportato: “Il trattamento dei dati personali di una persona di età inferiore ai sedici anni sarà legale solo dietro consenso o autorizzazione di chi detiene la potestà genitoriale o parentale sul figlio”. Al momento, infatti, società come Facebook permettono l’iscrizione al sito anche ai tredicenni.

L’ipotesi di inserire la soglia minima dei sedici anni sta dando vita a molte proteste, soprattutto tra chi ha come obiettivo quello di tutelare gli interessi dei social network. Ad esempio, tra coloro che sono contrari a questa idea spicca la ex coordinatrice della Rete europea per un internet più sicuro, Janice Richardson, la quale ha dichiarato che una legge di questo tipo precluderebbe ai giovani la possibilità di sfruttare “opportunità educative e sociali” e non garantirebbe “alcuna protezione maggiore”.

Anche Digital Europe, un’organizzazione rappresentativa di grandi aziende del mondo di internet come Google, Apple e Microsoft, si è detta contraria a questa iniziativa: “Chiediamo ai negoziatori di evitare l’introduzione di una richiesta di consenso dei genitori, che sarebbe impraticabile e finirebbe per deviare dalle migliori pratiche attualmente seguite nel settore”.

In ogni caso, una volta stabiliti i termini generali tra gli stati membri dell’Unione Europea, la proposta sarà votata giovedì 17 dicembre dalla Commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni del Parlamento Europeo. Se la legislazione dovesse superare questo ostacolo, mancherebbe solo la ratifica dello stesso Parlamento Europeo per approvarla. A quel punto, gli stati membri avrebbero due anni di tempo per far entrare in vigore la nuova norma.